lunedì 6 aprile 2015

J. F. KENNEDY UNA VITTIMA DEI SERVIZI SEGRETI AL SERVIZIO DEI ROTHSCHILD

J.F.Kennedy il presidente americano che voleva togliere l'emissione della moneta alla Federal Reserve.


L'assassinio di J.F.Kennedy


A ritentare l'ardua impresa di liberare il popolo dalla sudditanza nei confronti dei banchieri
privati ci penso' un grande presidente USA, John Fitzgerald Kennedy. Anche lui, pero', esattamente come il suo storico predecessore, venne assassinato per avere osato mettersi contro i piani dell'elite.
Nel 1963, infatti, un decreto presidenziale virtualmente sconosciuto alle masse, ovvero l'Ordine Esecutivo 11110 venne firmato da J.F.Kennedy per impedire alla Federal Reserve Bank di continuare a prestare soldi gravati da interesse al Governo Federale degli Stati Uniti.
Con un semplice autografo, il presidente Kennedy stava quindi per porre fuori combattimento la Federal Reserve Bank e con essa l'elite globale che controlla l'alta finanza.
Se il suo audace progetto andato in porto prima che fossero riusciti ad assassinarlo con la
farsa del terrorista solitario, tutti gli altri Paesi del mondo avrebbero presto seguito l'esempio americano, liberando l'umanita' dai suoi peggiori parassiti.
Come risultato del suo provvedimento vennero stampati piu' di quattro milioni di dollari direttamente dal Dipartimento del Tesoro, ma ben poche banconote fecero in tempo a entrare in
circolazione, a causa della sua morte. La nuova moneta statale approvata da Kennedy era stata
emessa come valuta non gravata da interesse e priva di debito, ma con la copertura delle riserve d'argento in possesso della Tesoreria degli Stati Uniti.
Egli tento' in questo modo di sostituire le banconote della Federale Reserve emesse dalla banca centrale privata con delle banconote di proprieta' degli Stati Uniti, stampate dalla Tesoreria statale
americana. I suoi provvedimenti di politica estera e monetaria si rivelarono essere gli unici effettivamente in grado di porre fine al problema del debito pubblico, ovvero far rapidamente cessare la guerra con il Vietnam (una delle ennesime guerre volute dall'elite proprio per indebitare il popolo americano) e restituire il pieno esercizio della sovranita' monetaria allo stato.
Il suo impegno per far abbandonare il Vietnam all'esercito americano entro il 1965 congiuntamente all'ordine esecutivo 11110 avrebbero distrutto i profitti e il controllo dei banchieri sulle nazioni.
Ecco spiegato il vero motivo per cui il presidente Kennedy venne assassinato il 22 novembre del 1963 e le sue 'banconote del popolo' furono immediatamente tolte dalla circolazione.
Un delitto che fini' per costituire anche l'ennesimo monito di avvertimento per tutti i presidenti che gli sarebbero succeduti a non interferire sui meccanismi di controllo della creazione della ricchezza.
Kennedy insomma condivise lo stesso amaro destino di Lincoln e la macchina su cui viaggiava il giorno della sua morte portava 'guarda caso' il nome di quest'ultimo. Si trattava infatti di una Lincoln! J.F.Kennedy proveniva da una famiglia tradizionalmente appoggiata dall'elite e quindi conosceva tutti i retroscena piu' oscuri dell'economia, della guerra e della politica. Anche lui infatti venne eletto grazie ai voti sporchi della mafia e al sua campagna elettorale fu finanziata dai soliti 'generosi mecenati' dell'alta finanza: Kennedy si avventuro' cosi in un pericoloso doppio gioco con l'elite per accedere alla stanza dei bottoni e tentare poi di cambiare il corso della storia.


Le dinamiche dell'omicidio e i depistaggi del processo


I rapporti tra J.F. Kennedy e la CIA si dimostrarono pessimi sin dai primi giorni della sua ascesa alla Casa Bianca. Il presidente sapeva bene che Allen Dulles, ovvero l'allora capo della CIA, era un uomo di fiducia dei poteri forti (in quanto direttamente imparentato con i Rockfeller e uomo d'affari dell'alta finanza) e per questo motivo ne ordino' la rimozione, insieme ai suoi vicedirettori Charles P. Cabell e Richard Bissell, dichiarando cosi guerra aperta ai servizi segreti e all'elite.
Allen Dulles era stato uno dei finanziatori di Hitler per conto dell'elite e con il suo licenziamento Kennedy cerco' di neutralizzare il pericolo costituito dai servizi segreti americani frantumandone e riorganizzandone le divisioni operative sotto il controllo di suo fratello Robert in qualita' di ministro della Giustizia.
Non puo' stupire il fatto che l'assassinio del presidente Kennedy venne rapidamente attribuito dalla CIA a Lee Harvey Oswald, nonostante esistessero le prove del contrario. L'inchiesta condotta dal procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison, dimostro' infatti che Oswald non poteva essere ritenuto in alcun modo responsabile di quel delitto, poiche', come rivelarono le riprese cinematografiche amatoriali effettuate da Abraham Zapruder, Kennedy venne colpito a morte da
proiettili provenienti dal lato anteriore della macchina e non da quello posteriore. Oswald, di conseguenza, non avrebbe mai potuto centrare il presidente dal magazzino di libri dove si era appostato secondo la ricostruzione ufficiale. La verita' e' che l'assassinio di Kennedy non fu opera di un pazzo solitario, come i media e le istituzioni ci hanno voluto far credere, ma il lavoro di una
squadra di cecchini professionisti ben addestrati e coordinati tra loro.
Oswald, appena si rese conto di essere stato incastrato dai servizi segreti, si dichiaro' pronto a far luce sull'intera vicenda in Tribunale, ma prima che riuscisse a parlare venne freddato da un ebreo mafioso di nome Jack Ruby (il cui vero nome era Jacob Rubenstein). Il coinvolgimento della cupola dell'alta finanza ebraica in questo secondo omicidio su commissione comincio' cosi a palesarsi,
in quanto il mafioso piu' potente d'America era l'ebreo Meyer Lansky (il cui vero nome era
Majer Suchowlinski). Quest'ultimo fu uno dei promotori del progetto che porto'
alla costruzione di Las Vegas e lavoro' attivamente per i servizi segreti.
Tra i suoi soci d'affari vi erano dunque tutti i personaggi di spicco della mafia italiana come
Al Capone o Lucky Luciano. Jack Ruby venne a sua volta ucciso (o comunque fatto scomparire di scena) in seguito, per insabbiare tutti i retroscena che avrebbero potuto condurre ai veri mandanti degli omicidi. Ogni volta che la situazione si faceva pericolosa Lansky riparava in Israele, dove godeva di coperture politiche sicure.
Fu proprio uno dei suoi uomini, un certo Mickey Cohen, infiltrato nei circoli hollywoodiani, a presentare Marilyn Monroe a J.F. Kennedy per usarla come agente informatore dell'elite globale.
Del resto, l'ebreo Cohen, oltre ad avere avuto una relazione con l'attrice, era specializzato nel compromettere sessualmente le stelle del cinema per poi ricattarle.
Naturalmente anche lei venne successivamente tolta di mezzo con la messa in scena di un suicidio
per overdose.Cohen peraltro era uno dei collaboratori piu' stretti di Menachim Begin (noto terrorista divenuto poi presidente d'Israele, lo stato dei Rothschild) e per tale motivo sfrutto' Marilyn come 'cavallo di Troia' per arrivare alla mente di Kennedy e poi riferire informazioni di prima mano ai servizi segreti israeliani. Uno degli incontri tra Cohen e Begin e' stato poi descritto da Jimmi Fratianno (un capo mafia), detto 'spione': ''Dopo il breve discorso (di Cohen), cominciammo a camminare su e giu' per la stanza, e il rabbino di Mickey ci presenta a un tizio chiamatao Menachin Begin, che e' il boss dell'Irgun, un'organizzazione criminale clandestina della Palestina. Questo tizio porta una fascia nera al braccio e ci dice che e' ricercato per avere fatto esplodere una bomba in un hotel dove uccise circa cento persone. E' un maledetto fuggitivo''
Il procuratore distrettuale Jim Garrison per cercare di inchiodare i veri assasini del presidente chiamo' a deporre come imputato Clay Shaw (uomo d'affari e agente della CIA). Ad accusarlo si era fatto avanti un supertestimone, che purtroppo venne assassinato prima che potesse parlare al processo. Clay Shaw fu quindi dichiarato innocente, ma in seguito emerse che aveva sempre lavorato per la CIA e che era stato addirittura direttore della Permindex, una societa' di facciata del Mossad (i servizi segreti israeliani) che operava come 'unita' omicidi'. Garrison denuncio' inoltre la
circostanza che tutti i testimoni oculari dell'assassinio furono minacciati quando esposero una versione dei fatti che non collimava con la versione ufficiale. Inutile aggiungere che durante tutto il corso delle sue indagini, Jim Garrison venne costantemente criticato sia dai principali mass-media che dagli uomini delle istituzioni controllati dall'elite. Peraltro molte delle persone che rilasciarono la loro deposizione alla Commissione Warren, che aveva assunto il controllo delle indagini, affermarono che le loro dichiarazioni erano state alterate!
Si tratto' di un omicidio di stato, che godeva di coperture politiche e istituzionali di primo piano, un assassinio che portava la firma dell'elite.
Ma, nonostante l'ostruzionismo e i continui depistaggi, ci sono alcuni episodi del caso Kennedy che dimostrano il coinvolgimento dei servizi segreti nell'omicidio oltre ogni ragionevole dubbio.
Dopo l'attentato, infatti, il corpo di Kennedy venne imbarcato su un aereo a Dallas per essere trasportato fino a Washington, dove venne effettuata l'autopsia. Il patologo incaricato di eseguirla venne circondato da pubblici ufficiali durante l'esame del corpo, ma il cervello del presidente (indispensabile per appurare la direzione da cui giunsero le pallottole) spari' 'incredibilmente' dall'obitorio. Moltre altre persone a conoscenza di fatti scomodi legati all'attentato perirono di morte prematura in incidenti automibilistici, sparatorie o nei classici strani suicidi che si verificarono spesso durante indagini di questo tipo. La seconda commissione di inchiesta ufficiale (l'HSCA) dimostro' inoltre la presenza di un secondo tiratore dalla collinetta (testimoniata da ben 51 persone), rimasto non identificato, che confermo' l'ipotesi di complotto. Il figlio di Howard Hunt, noto agente CIA coinvolto nello scandalo Watergate, dichiaro' inoltre che suo padre era nella Dealey Plaza quando Kennedy fu assassinato. E infatti sono state scoperte delle fotografie che lo riprendono insieme a James Earl Ray (lo stesso assassino di Martin Luther King) e Frank Sturgis. Ma allora chi poteva aver condotto una simile operazione di copertura e depistamento delle indagini, se non proprio gli stessi uomini dei servizi segreti al servizio dei poteri forti?



Fonte : Rivelazioni non autorizzate





A KIEV CITTADINI UCRAINI MANIFESTANO CONTRO L'AMBASCIATA USA. ED IL VIDEO DELLA PROTESTA VIENE RIMOSSO DA TUTTI I SITI UCRAINI

Circa 2500 ucraini hanno circondato l'ambasciata USA a Kiev il primo aprile.
Hanno mostrato disaccordo riguardo la nomina di stranieri nel governo ucraino, e l'intervento americano ed europeo nella pubblica amministrazione del paese ed hanno mostrato striscioni con scritto 'non siamo bestiame!!', ed hanno fatto il verso di animali e mangiato cavoli.
Hanno tenuto carote di due metri con i simboli dell'Unione Europea.
Infine hanno bersagliato l'ambasciata USA con letame.
Il video della protesta e' stato rimosso da tutti i siti ucraini e gli utenti sono stati bloccati.
A malappena i giornalisti locali hanno coperto l'evento.

Il video :

https://www.youtube.com/watch?v=6GbjQdAhS30

Fonte :

http://offguardian.org/2015/04/03/were-not-cattle-kiev-protesters-throw-manure-at-us-embassy/



I ROTHSCHILD E LA GESTIONE DELLA RICCHEZZA DELLA CHIESA CATTOLICA

Gia' nella prima meta' dell'Ottocento il papato si rivolse ai Rothschild per ottenere in prestito denaro 
per le proprie esigenze finanziarie e a loro, nel corso del tempo, e' stata affidata una parte consistente della ricchezza del Vaticano. Gia' nel 1905 i banchieri massoni erano considerati i 'guardiani' del tesori papale. E ancor oggi gli affari finanziari della Chiesa cattolica farebbero parte di un esteso sistema interconnesso con i Rothschild e con il resto del mondo bancario internazionale.
Intorno al 1906, la Jewish Encyclopedia segnalava : ''La pratica dei Rotschild di avviare piu' fratelli a creare filiali dell'impresa di famiglia in diversi centri finanziari e' stata seguita da altri finanzieri ebrei, come i Bischoffeim, i Pereire, i Seligman, i Lazard, e altri. E questi banchieri, con la loro integrita' e capacita' finanziaria, ottenevano credito non solo dai loro confratelli ebrei, ma dal mondo bancario in generale. In tal modo i finanzieri ebrei arrivarono a controllare una quota crescente della finanza internazionale nella seconda meta' del XIX secolo. La guida di questo gruppo finanzieri e' stata la famiglia Rothschild. Poi i finanzieri non ebrei hanno imparato la stesso metodo cosmopolita''. Il mercato dell'oro era cosi' importante e fondamentale, per i Rothschild, che dal 1919 fino ai nostri giorni la banca Rothschild ospitaa e presiede per due volte al giorno il fixing mondiale del prezzo dell'oro.
Date queste indiscutibili competenze, le alte gerarchie ecclesiastiche si sono sempre servite dei Rothschild, nonostante la loro forte caratterizzazione massonica. Non va trascurato poi che sin dall'Ottocento esisteva un ramo napoletano dei Rothschild; una presenza massonica legata anche alla calata napoleonica nel Sud Italia.
La banca CM de Rothschild & Figli di Napoli dispose ingenti prestiti allo stato pontificio e ai vari re di Napoli, oltre che al ducato di Parma e al granducato di Toscana. Nel 1832, quando papa Gregorio XVI incontro' Carl Von Rothschild, gli osservatori rimasero scioccati nell'osservare che a Rothschild non fu richiesto di baciare i piedi del papa, come era allora richiesto a tutti gli altri visitatori, compresi i monarchi. L'unificazione italiana nel 1861, con il conseguente declino dell'aristocrazia italiana, ovvero la clientela primaria dei Rothschild, alla fine porto' alla chiusura della loro banca a Napoli, a causa di previsioni di calo a lungo termine della sostenibilita' delle attivita'.
La causa del dissesto delle finanze vaticane nell'Ottocento e' da ricercare nell'incapacita' dello stato pontificio di partecipare al profondo processo di modernizzazione che investi' la societa' e l'economia italiana ed europea dopo il 1848.
I violenti traumi subiti dallo stato pontificio nel 1831 e nel 1848 furono occasioni mancate per un'approfondita riflessione sui mali economici che stavano conducendo il potere temporale dei papi verso l'inevitabile declino. Il governo pontificio rimase agganciato a un modello amministrativo inadeguato, respingendo le istanze delle classi medie, specie quelle delle regioni piu' progredite del Nord, insoddisfatte per l'opprimente sistema fiscale e doganale.
La mancanza di un consenso profondo spinse i governanti pontifici a tessere una vasta rete clientelare, in particolare al Sud, rafforzando la tradizionale struttura assistenziale, con funzioni di ammortizzatore dei conflitti sociali. Le erogazioni necessarie al mantenimento di un capillare apparato di controllo politico e di consenso sociale, e gli oneri finanziari del debito pubblico, sopravanzarono cosi' in modo sempre piu' grave le spese per la costruzione di infrastrutture e gli incentivi necessari a dare impulso all'economia. Il sistema economico dello stato pontificio divenne cosi' sempre piu' fragile e statico, l'assistenzialismo trovo' nuove ragioni per diffondersi, indebolendo ulteriormente l'economia, e cosi via, in un circolo vizioso sempre piu' grave.
Lo squilibrio nei conti pubblici divenne sempre piu' profondo. Tale squilibrio fu finanziato da un crescente indebitamento verso l'interno, in una prima fase; successivamente, il suo aggravarsi rese necessario ricorrere a crescenti finanziamenti internazionali, che i Rothschild furono pronti a mettere a disposizione. In questo modo l'indebitamento divento' una gabbia sempre piu' stretta per la societa' e l'economia pontificia.
Cio' a diffenza degli altri stati europei, che , nella fase della rivoluzione industriale, seppero ricorrere all'indebitamento come strumento per lo sviluppo, sostenendo la crescita degli investimenti nel settore industriale e ferroviario. Lo stato pontificio, stretto tra la propria incapacita' di adeguarsi alla realta' in mutamento e di accogliere i fermenti che agitavano l'Italia e l'Europa, si trovo' ad affrontare un drastico e progressivo peggioramento della propria situazione finanziaria. Lo stato pontificio non giunse all'insolvenza o alla necessita' di adottare misure straordinarie; prima che cio' avvenisse, i bersaglieri a Porta Pia posero fine al potere temporale del papa.

Fonte : Vaticano massone






domenica 5 aprile 2015

SERGEI SOKOLOV : BEREZOVSKY UCCISO DAI SERVIZI SEGRETI OCCIDENTALI PERCHE' VOLEVA INFORMARE PUTIN DI UN COMPLOTTO PER FARLO CADERE ATTRAVERSO UN COLPO DI STATO

Nel 2013 l'oligarca Boris Berezovsky ex-critico di Putin e' stato trovato morto nella sua casa nel Regno Unito.
Secondo Sergei Sokolov, a capo dei servizi di sicurezza di Boris Berezovsky, quest'ultimo e' stato assassinato dai servizi segreti occidentali, perche' voleva informare Putin di un complotto che coinvolgeva oligarchi, per farlo cadere attraverso un colpo di stato.
Berezosky era in trattativa con Putin per farlo ritornare in Russia. ''Boris aveva prove video ed audio che alcuni oligarchi stavano organizzando un colpo di stato in Russia promettendogli di promuoverlo a capo dell'attacco''. Berezovsky progettava di tornare in patria con questo materiale sensazionale.
Boris, secondo Sokolov, era in stretti rapporti con MI6, Mossad e CIA.
I servizi segreti occidentali hanno deciso di sbarazzarsi di lui perche' ritenuto pericoloso per politici ed oligarchi russi. L'omicidio e' stato preparato per divesi mesi in maniera brillante.
''Il giorno della sua morte tutte le guardie di sicurezza svaniscono, le telecamere a circuito chiuso sono spente. E' probabile che non solo MI6 ha partecipato a questa operazione, ma anche la CIA. C'erano persone intorno a Boris che sono state reclutate da questi servizi segreti, tra cui alcune delle sue guardie''.
Secondo Sokolov, Berezovsky non si e' impiccato, come sostengono alcuni, perche' aveva perso un sacco di soldi a seguito di una battaglia presso l'Alta Corte contro Roman Abramovich, in quanto era gia' ricco, inoltre godeva di buona salute mentale e fisica ed aveva una serie di giovani amanti.

Fonte :

http://aanirfan.blogspot.it/2015/03/berezovsky-mystery.html





MEL GIBSON E JIM CAVIEZEL : DUE VITTIME DELLA LOBBY SIONISTA

Dopo il successo del film 'The Passion' di circa 10 anni fa, Mel Gibson (produttore) e Jim Caviezel (attore che ha interpretato Gesu') vengono boicottati da Hollywood (sotto il controllo sionista).
Jim Caviezel : ''Intepretare Gesu' nella passione di Cristo di Mel Gibson ha distrutto la mia carriera''.

«Interpretare Gesù nel film di Mel Gibson La Passione di Cristo ha distrutto la mia carriera, ma non mi pento affatto di avere accettato. Anzi, quell'occasione ha rafforzato la mia fede».
Parole del protagonista della pellicola, Jim Caviezel. Che ha spiegato al Daily Mail: «Gibson mi aveva avvertito che sarebbe stata dura. E già durante le riprese del film sono stato colpito da un fulmine e mi sono slogato una spalla in una scena della crocifissione. Ma non avevo ancora visto il peggio». Secondo Caviezel, dopo l'uscita de La Passione di Cristo e le polemiche che hanno accompagnato la pellicola, «sempre più persone a Hollywood mi hanno chiuso le porte, lasciandomi fuori. Così, piano piano, mi sono trovato ai margini del cinema. Ero consapevole del fatto che questo sarebbe potuto accadere e non mi pento della scelta che ho fatto. Come cattolico e come attore».
Caviezel, che ha recitato in film come Il conte di Montecristo, Angel Eyes e La sottile linea rossa prima de La Passione di Cristo era una delle stelle nascenti di Hollywood.
«Tutto è cambiato nel 2004, quando molti mass media mi hanno attaccato per avere partecipato al film e la potente Jewish Anti-Defamation League mi ha bollato come anti-semita per avere accettato la parte in una pellicola forte. Gibson mi aveva avvertito anche di questo».
A proposito delle recenti traversie legali e personali di Mel Gibson, Jim Caviezel ha detto che «si tratta di un terribile peccatore, ma proprio perché tale più che delle nostre opinioni sui suoi comportamenti ha bisogno delle nostre preghiere». Poi l'attore corre ad un ricordo molto forte della sua vita: «L'incontro con Giovanni Paolo II nel marzo del 2004: mi ha ricevuto con la mia famiglia in udienza e abbiamo parlato per alcuni minuti.
Quell'esperienza mi ha fatto sentire letteralmente come nelle braccia di Dio. E ha ulteriormente rafforzato la mia fede».

http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=1781&testo_ricerca=jim+caviezel  

Allison Hope Weiner (giornalista ebrea) : ''Dall'uscita del film 'The Passion' Gibson non e' stato piu'
ingaggiato direttamente da nessuno studio''

È ora che la politicamente correttissima Hollywood perdoni il suo più scandaloso (e talentuoso) “peccatore”, Mel Gibson. A dieci anni dall’uscita de La passione di Cristo, dopo averlo a lungo furiosamente attaccato dai massimi pulpiti della stampa Usa (New York TimesEntertainment WeeklyNewsweek), la giornalista ebrea Allison Hope Weiner ha scritto per Deadline un lunghissimo, appassionato ritratto del pluripremiato e poi emarginato attore e regista per chiedere allo scintillante mondo del cinema di dargli finalmente «un’altra occasione». Mel Gibson – scrive Weiner – «è rimasto abbastanza a lungo nella cuccia».

LA CADUTA. Gibson, ricorda Weiner, una volta era «la più grande stella di Hollywood», ha vinto non per caso cinque premi Oscar (con Braveheart) e in totale con i suoi film ha fatto incassare ai botteghini qualcosa come 3,6 miliardi di dollari. La stessa Passione di Cristo si è rivelata un’operazione di formidabile successo, un record mondiale assoluto per una produzione indipendente (612 milioni di dollari di incassi). Eppure è stata la sua maledizione: dalla sua uscita nel 2004, «Gibson non è stato più ingaggiato direttamente da nessuno studio». Le sue famigerate sparate sugli ebrei e i selvaggi sfoghi contro la giovane fidanzata Oksana Grigorieva, una volta carpiti e divenuti pubblici, «lo hanno reso persona non grata» come nessun altro prima, continua la giornalista citando esplicitamente i casi Polanski e Tyson. Tuttavia Gibson non merita questo trattamento, sostiene Weiner. E non solo perché «ha ancora molto da offrire a Hollywood come regista», ma anche perché lui non è affatto la persona di cui parlano i giornali.
«GIUDIZI SBAGLIATI». Weiner scrive in prima persona e spiega: «Disprezzavo Gibson e pensavo che fosse un ubriacone negazionista, omofobo, misogino e razzista, ed era quello che scrivevo». Poi è successo qualcosa di imprevedibile: la brillante giornalista ebrea e l’ubriacone antisemita sono diventati amici. «Ho dovuto rivedere i miei giudizi impietosi. (…) Ho potuto conoscere un uomo intelligente che esprimeva sincera empatia verso le persone che aveva ferito», pur non rinunciando a «contraddirmi e sfidarmi». Del resto «è difficile riuscire a conoscere qualcuno per davvero in un contesto giornalistico», ammette Weiner. Ci è voluta un’amicizia per vincere i pregiudizi: «Gibson non ha mai vacillato né giocato sull’ambiguità quando l’ho affrontato, che il tema fosse il suo alcolismo, le sue idee politiche o il suo rapporto con le donne. Ben presto ho capito che la mia valutazione giornalistica su di lui era sbagliata».

MEL AL BAR MITZVAH. Gibson infatti non è antiseminta secondo Weiner. Anzi, la giornalista ricorda il suo tentativo, poi naufragato, di girare dopo The Passion un film su Giuda Maccabeo. Ma soprattutto racconta che una volta è stato lo stesso Gibson a chiedere di «incontrare la mia famiglia in occasione del bar mitzvah di mio figlio. Immaginate la scena: una stanza piena di ebrei. Ed ecco che entra la persona che, nel loro immaginario, potrebbe essere il più celebre antisemita d’America». Ebbene «prima che tutto fosse finito, l’ho visto chiacchierare con molti dei miei parenti, che si sono trovati davanti un uomo simpatico, gentile e affascinante, non il demonio di cui avevano letto».
IL RABBI IN SEGRETO. Ovviamente Gibson non odia gli ebrei e non è un negazionista, scrive la giornalista riportando colloqui personali avuti con lui, e le famose offese antisemite rivolte all’agente di polizia che lo arrestò nel 2006 per guida in stato di ebbrezza, erano solo le scomposte reazioni di un alcolista che stava divorziando dalla madre dei suoi sette figli e si riteneva «attaccato a livello personale» da rappresentanti delle comunità ebraiche di mezzo mondo per il film da lui più sentito. Per di più, rivela oggi Weiner, il regista della Passione di Cristo in seguito a quell'”incidente” ha voluto incontrare di persona molti leader ebrei: «Mi ha dato i loro nomi quando glieli ho chiesti, ma mi ha chiesto di non pubblicarli perché non vuole che si pensi che li stia usando».
NON È UN CHIERICHETTO. Ovviamente, aggiunge la cronista, «non credo che Gibson sia un chierichetto». Del resto «ci vuole un certo tipo di persona per fare film dell’intensità di BraveheartLa passione di Cristo e Apocalypto». Ma il trattamento che gli hanno riservato i colleghi è comunque sproporzionato, insiste Weiner. La quale, tra l’altro, dopo alcune «indagini svolte per mio conto», si è convinta che anche le presunte violenze subite dalla Grigorieva da parte di Gibson siano poco più di una montatura studiata per spillargli molti quattrini. «Gli ho chiesto perché non si è difeso quando sono usciti i nastri dei loro litigi», scrive la cronista. «Perché non ha smentito chi lo accusava di essere pazzo? Lui ha fatto spallucce e ha detto che le sue dichiarazioni sembrano peggiorare le cose. Perciò continua a non dire nulla».

http://www.tempi.it/ti-prego-hollywood-riabilita-mel-gibson-non-e-l-uomo-che-credi-firmato-allison-weiner-giornalista-ebrea#.VSEOQfmsVBb









venerdì 3 aprile 2015

LA NATO VIOLA ACCORDI INTERNAZIONALI

La Russia ha criticato il rafforzamento militare in Europa Orientale, dicendo che viola un trattato tra Mosca e l'Alleanza .
Alexander Lukashevich, ministro esteri russo, afferma che ' il dislocamento di forze NATO nell'Europa Orientale e' pericoloso in quanto viola tutti gli accordi, tra cui l'Atto Istitutivo Russia-NATO che e' ancora in vigore.
Inoltre l'espansione verso est della NATO viola la trattativa Russia-NATO firmato nel maggio 1997, che vieta la presenza di truppe NATO in Estonia, Lettonia e Lituania.
La NATO dice che la mossa e' temporanea ma non ha chiarito quanto ritirera' le truppe dalla regione.
Nel frattempo la Romania ha espresso disponibilita' ad ospitare equipaggiamenti militari pesanti della NATO.

Fonte :

http://www.presstv.ir/Detail/2015/04/03/404491/Russia-slams-NATO-military-buildup




mercoledì 1 aprile 2015

ANCHE GLI USA ATTACCANO LO YEMEN

Secondo fonti militari, navi da guerra americane hanno preso parte in un attacco aereo contro yemeniti.
Navi americane hanno partecipato ad attacchi aerei su Sanaa (capitale Yemen) in particolare hanno lanciato un missile da crociera su una brigata missilistica rafforzata.
Il raid aereo e' iniziato dopo che aerei sauditi sono riusciti a colpire i depositi di armi appartenenti a rivoluzionari Ansarullah del movimento Houthi.
L'Arabia Saudita ha iniziato la campagna aerea in Yemen per ripristinare l'ex-presidente yemenita Hadi stretto alleato di Riyad.

Fonte :

http://www.presstv.ir/Detail/2015/04/01/404203/US-warships-join-Saudi-attack-on-Yemen